IL CLIMA, IL NOSTRO FUTURO – CONOSCERE, COMPRENDERE, AGIRE

CONVEGNO SUL TEMA DEI CAMBIAMENTI CLIMATICI

9 OTTOBRE 2026 · BALLETTI PARK HOTEL, SAN MARTINO AL CIMINO (VT)

Il convegno «IL CLIMA, IL NOSTRO FUTURO – Conoscere, Comprendere, Agire», svoltosi il 9 ottobre presso il Balletti Park Hotel di San Martino al Cimino (Viterbo), ha rappresentato un’occasione di confronto tra esponenti del mondo scientifico, accademico, istituzionale e dell’informazione sui cambiamenti climatici e sulle strategie per affrontarli.

L’iniziativa, fortemente voluta e sostenuta dal climatologo Ennio La Malfa, che si è impegnato nella sua promozione e realizzazione, ha visto il coinvolgimento di AISTA – Associazione Italiana per lo Sport, il Turismo e l’Ambiente, insieme a Ecoitaliasolidale, e la collaborazione di Eurispes, Università Telematica Internazionale UNINETTUNO, Dipartimento di Chimica della Sapienza Università di Roma, CIRPS – Centro Interuniversitario di Ricerca per lo Sviluppo Sostenibile e FarodiRoma.

L’obiettivo del convegno è stato promuovere una maggiore consapevolezza della crisi climatica, favorendo il dialogo tra ricerca scientifica, innovazione tecnologica, istituzioni e società civile, con particolare attenzione alla prevenzione dei rischi ambientali, all’adattamento climatico e alla transizione energetica.

Le relazioni hanno affrontato lo scioglimento dei ghiacci, le conseguenze sull’agricoltura e sulla salute, la gestione del territorio, le energie rinnovabili e la necessità di una cultura condivisa della prevenzione. Particolare rilievo è stato attribuito all’educazione delle nuove generazioni, perché conoscere e comprendere il cambiamento climatico è il primo passo per agire in modo responsabile.

La giornata si è articolata in una sessione mattutina e una pomeridiana e ha compreso un riconoscimento alla redazione di «PresaDiretta» di RAI 3.

Un confronto tra conoscenza, prevenzione e soluzioni

Dalla comprensione della crisi climatica alle azioni per ridurne le cause e limitarne gli effetti: è questo il filo conduttore del convegno «Il clima, il nostro futuro». Le relazioni hanno messo a confronto esperienze di ricerca, osservazioni sul campo, proposte per l’agricoltura e la salute, strumenti di monitoraggio, tecnologie energetiche e percorsi di formazione. L’iniziativa ha affiancato l’analisi dei rischi a un’attenzione costante per la dimensione sociale: le trasformazioni del clima investono i territori, la produzione, la salute e la vita quotidiana, e richiedono risposte coordinate.

La giornata si è articolata in due sessioni: una al mattino e l’altra nel pomeriggio.

Sessione del mattino

Ha aperto i lavori, intervenendo da remoto, il Prof. Luigi Campanella  –  già Preside Facoltà di SMFN di Sapienza – Università di Roma e già Presidente  Società Chimica Italiana

Campanella ha invitato a considerare la transizione ambientale ed energetica non soltanto come un insieme di problemi tecnici. 

“ Quando i ricercatori vengono chiamati a presentare o a contribuire ad eventi nell’ambito della transizione ambientale e/o energetica sono portati per loro stessa natura a preferenziare gli aspetti tecnici ed a configurare il problema di turno come una scelta da assumere sulla base di indicatori prevalentemente di tipo tecnico. L’antica Grecia ci ha però insegnato che è il comportamento di ognuno di noi che contribuisce a salvaguardare l’ambiente più di qualsiasi innovazione.  

Luigi Campanella

Ci ha così insegnato che la proprietà comune è il primo patrimonio da rispettare. Ed allora ecco ché l’Ambiente diviene  il migliore rappresentante di questo comune patrimonio da rispettare.  Ed allora ecco ché l’Ambiente diviene  il migliore rappresentante di questo comune patrimonio. Purtroppo i suoi indicatori spesso sono strumentali ad interessi politici e economici. Non si parla molto di impronta ecologica, pure così discriminante fra i valori di USA, Europa, Africa, 8 vs 4 vs 0.2; non si parla molto di mortalità infantile; non si parla molto di risorse idriche disponibili. Quando poi ci riferiamo all’idrogeno, anche qui la prospettiva che viene data è in negativo: si è portati cioè ad evidenziare come primo elemento per le scelte future che il 95% della produzione mondiale di idrogeno è oggi colorata in nero e  in grigio, nel senso che essa avviene con l’uso dei combustibili fossili, invece che con sistemi derivati da fonti rinnovabili (Idrogeno verde e azzurro) quindi come un serpente che si morde la coda, finirebbe per alimentare gli stessi problemi che vuole risolvere. Oggi invece le opzioni più ecofriendly dell’idrogeno farebbero essere focalizzate come incentivo verso questa forma di energia. L’idrogeno prodotto tramite l’elettrolisi dell’acqua, sarebbe destinato a rivestire un ruolo cruciale nell’eliminazione dell’attuale dipendenza mondiale dai combustibili fossili. Da incontri come questo fra ricercatori, imprenditori, comunicatori deve nascere una volontà su base etica di guardare con fiducia e curiosità scientifica a quanto la scienza ci mette davanti creando le condizioni per una società più rispettosa dell’ambiente, ma anche più proiettata verso le innovazioni che possono conservarlo più sano per le generazioni future.”

Dall’apertura dei lavori,  il confronto si sposta subito sul valore dell’informazione: per affrontare il cambiamento climatico è necessario anzitutto renderne comprensibili le cause e le conseguenze, soprattutto alle nuove generazioni.

Il climatologo Ennio La Malfa nel suo intervento introduttivo si è concentrato sul tema della “crisi climatica e del programma audiovisivo per le scuole”. 

La Malfa ha parlato dell’importanza della conoscenza e dell’educazione ambientale. La crisi climatica, osservabile nell’innalzamento delle temperature, nella fusione dei ghiacciai e nell’intensificarsi di diversi rischi ambientali, non può restare un tema riservato agli specialisti: occorre renderla comprensibile ai giovani, che saranno chiamati a vivere e gestire le trasformazioni future. In questa prospettiva si colloca la proposta di un programma audiovisivo rivolto alle scuole, concepito come supporto alle attività degli insegnanti. Filmati, immagini e testimonianze permettono di tradurre concetti scientifici complessi in esperienze vicine alla sensibilità degli studenti.

Ennio La Malfa

Le rappresentazioni di siccità, alluvioni, trasformazioni degli ecosistemi e ritiro dei ghiacciai possono avviare percorsi di approfondimento, dibattiti e iniziative concrete. La comunicazione, tuttavia, non deve limitarsi alla descrizione delle emergenze. Accanto ai problemi è necessario presentare le risposte: energie rinnovabili, uso responsabile dell’acqua, risparmio energetico, riduzione degli sprechi e prevenzione dei rischi. L’obiettivo educativo è trasformare la consapevolezza in partecipazione, creando un legame tra scuola, famiglie, comunità scientifica e amministrazioni locali. Il messaggio conclusivo di La Malfa è che formare le nuove generazioni significa investire nella capacità collettiva di affrontare il cambiamento climatico.

L’educazione ambientale costituisce il punto di partenza, ma la trasformazione richiesta investe anche sistemi produttivi e decisioni pubbliche. Su questa dimensione economica e politica della crisi climatica si concentra la riflessione di Edo Ronchi.

L’ex Ministro dell’Ambiente e Presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile Edo Ronchi ha parlato di “I nodi della decarbonizzazione e le opportunità delle rinnovabili”. 

Ha collocato la questione climatica dentro il sistema economico e geopolitico contemporaneo. Carbone, petrolio e gas naturale hanno sostenuto per decenni lo sviluppo produttivo e i trasporti, generando al tempo stesso interessi finanziari e posizioni strategiche difficili da modificare. L’abbandono progressivo dei combustibili fossili, dunque, non è soltanto un processo tecnologico: richiede trasformazioni industriali, politiche e sociali profonde.  

Edo Ronchi

Il relatore ha richiamato il principio delle migliori tecnologie disponibili, già radicato nella legislazione ambientale europea, come criterio utile anche per l’azione climatica. Ha inoltre posto l’accento sull’adattamento: le concentrazioni di gas serra già presenti nell’atmosfera rendono necessario preparare città e territori agli effetti del riscaldamento. Rifugi climatici, gestione delle acque piovane e interventi per accrescere la resilienza devono passare dalle buone pratiche a programmi finanziati e diffusi.

Questa esigenza ha una marcata dimensione sociale. Le fasce più deboli, gli anziani e le persone esposte alle ondate di calore dispongono spesso di minori strumenti di protezione. Per Ronchi, la giustizia climatica e quella sociale devono quindi procedere insieme. Le conseguenze degli eventi estremi, unite alla volatilità dei mercati energetici, stanno rendendo sempre più evidente anche il costo economico della dipendenza dalle fonti fossili.

Sul versante delle soluzioni, Ronchi ha illustrato la crescita dell’elettricità prodotta da fonti rinnovabili e il forte calo dei costi di solare ed eolico. L’integrazione con gli accumuli a batteria può rendere la produzione più flessibile e competitiva. Il confronto tra Spagna e Italia è stato utilizzato per mostrare come una maggiore penetrazione delle rinnovabili possa ridurre il ruolo del gas nella formazione dei prezzi elettrici. Il messaggio è che la decarbonizzazione può contribuire, insieme alla riduzione delle emissioni, alla sicurezza energetica e alla competitività economica.

Alla discussione sulla decarbonizzazione si collega il ruolo dell’informazione giornalistica, chiamata a spiegare non soltanto i rischi del cambiamento climatico, ma anche le soluzioni.

In questo contesto si inserisce il riconoscimento assegnato al conduttore Riccardo Iacona e a tutta la redazione di  «PresaDiretta», in particolare, per il servizio TV sull’energia rinnovabile andato in onda domenica 13 settembre 2026.

A ritirare la targa, in sostituzione di Riccardo Iacona, è stato il giornalista di PresaDiretta, Alessandro Macina.

La cerimonia di consegna della targa speciale a «PresaDiretta» di RAI 3 ha riconosciuto il ruolo dell’informazione nel rendere accessibili i temi della sostenibilità e della transizione energetica.

Alessandro Macina ha ringraziato per il riconoscimento e ha ricordato l’attenzione dedicata dal programma alla crisi climatica e alle sue soluzioni.

Il giornalista ha insistito sul rapporto tra dipendenza dai combustibili fossili, vulnerabilità degli approvvigionamenti e aumento dei costi energetici. Il racconto televisivo, ha spiegato, non può fermarsi alle conseguenze ambientali: deve mostrare anche come le scelte energetiche incidano sulla sicurezza e sull’economia del Paese.  

Alessandro Macina

In tale quadro le rinnovabili rappresentano una possibilità concreta, ancora frenata da ritardi autorizzativi e da una diffusione inferiore ai ritmi auspicati. La premiazione ha dunque collegato il lavoro scientifico del convegno alla responsabilità della comunicazione pubblica.

Dalle questioni energetiche e dal racconto televisivo, il convegno passa all’osservazione dei cambiamenti già visibili sul pianeta.

L’ingegnere Giorgio Meroni, fondatore di GPSBRIANZA, grande viaggiatore e divulgatore scientifico ha portato l’attenzione sulle regioni artiche e sulla trasformazione dei ghiacciai.

Titolo della relazione : “La Groenlandia come osservatorio dei cambiamenti climatici”

Giorgio Meroni  ha raccontato l’esperienza di una spedizione scientifica che ha toccato le terre dell’Islanda e della Groenlandia nel settembre 2025, un viaggio organizzato da RipartiAmo con StudioTEC e GPSBRIANZA e reso possibile dal contributo e patrocinio di alcuni comuni e associazioni locali.

L’osservazione diretta del paesaggio, confrontata con immagini e serie storiche, ha offerto l’occasione per riflettere sulle trasformazioni della calotta glaciale e sulle conseguenze del riscaldamento globale. Nelle aree costiere visitate, la distribuzione del ghiaccio appariva diversa dalle attese di alcuni interlocutori locali; il relatore ha sottolineato l’importanza di interpretare queste impressioni alla luce di dati pluriennali.  

Giorgio Meroni

La perdita di massa dei ghiacci groenlandesi contribuisce all’innalzamento dei mari. Non conta soltanto la fusione superficiale: nei ghiacciai che raggiungono l’oceano, l’acqua marina può contribuire a sciogliere la parte sommersa del fronte, alterandone stabilità e movimento. Meroni ha spiegato che l’avanzamento visibile di un fronte glaciale non indica necessariamente un aumento della massa complessiva, perché il ghiaccio è un corpo dinamico in movimento.

L’intervento ha intrecciato geografia fisica, osservazioni sul campo e ricadute ambientali e sociali. Il caso groenlandese testimonia l’importanza di unire le missioni scientifiche agli strumenti satellitari e ai dati climatici di lungo periodo, evitando interpretazioni fondate su un singolo episodio.

I mutamenti delle regioni glaciali hanno ripercussioni su scala globale, ma il loro impatto si avverte anche nelle attività produttive più vicine alla vita quotidiana.

Roberto Bedini esamina, in questa prospettiva, le difficoltà e le scelte dell’agricoltura.

Titolo della relazione : “Agricoltura e clima: conseguenze, previsioni e scelte per il futuro”

Roberto Bedini ha illustrato come il cambiamento climatico sia già una variabile economica decisiva per le aziende agricole. A partire dal dato ISPRA relativo al 2024 — un’anomalia di temperatura media nazionale di +1,33 °C rispetto al periodo 1991-2020 — ha collegato il riscaldamento agli effetti su rese e qualità dei raccolti, costi irrigui, calendari colturali, pressione di insetti e patogeni e benessere degli animali allevati. Gli impatti non sono uniformi, perché dipendono dalla zona geografica, dalla specie coltivata e dall’organizzazione produttiva.

Per decidere come intervenire è essenziale distinguere tre     orizzonti temporali: le previsioni meteorologiche dei prossimi giorni, utili alla gestione operativa; le indicazioni stagionali, probabilistiche, che aiutano a predisporre le risorse; e gli scenari climatici di lungo periodo, necessari per investimenti, impianti e scelte varietali. Il Mediterraneo rappresenta un’area sensibile, ma i rischi non si manifestano ovunque allo stesso modo: le misure devono quindi essere adattate ai contesti locali.  Un primo gruppo di soluzioni riguarda il terreno e l’acqua. Coperture vegetali e residui colturali, sostanza organica e gestione attenta delle lavorazioni possono favorire infiltrazione, conservazione dell’umidità e protezione dall’erosione.

Roberto Bedini

L’irrigazione deve diventare sempre più misurata: sensori di umidità, dati meteorologici, osservazioni satellitari e sistemi di supporto alle decisioni possono aiutare a scegliere tempi e quantità, senza sostituire la verifica in campo.

Anche la scelta delle colture e l’organizzazione degli allevamenti richiedono adattamenti: varietà più adatte alle nuove condizioni, diversificazione, revisione dei calendari agricoli, miglioramento delle strutture per la protezione dal caldo e attenzione alle esigenze idriche degli animali. Bedini ha sottolineato che ogni innovazione deve dimostrare la propria utilità nella realtà aziendale, tenendo insieme risultati agronomici, sostenibilità economica e condizioni del territorio.

La presentazione si è conclusa con tre proposte per orientare il confronto sulle decisioni e sulle priorità operative. Esse sono da considerare spunti di discussione, non deliberazioni adottate dal convegno. Il messaggio centrale dell’intervento è che l’adattamento agricolo richiede una combinazione di conoscenza, strumenti di misura e sperimentazione locale.

 Dopo i rischi per i raccolti, gli allevamenti e la disponibilità d’acqua, il discorso si amplia alle conseguenze sanitarie.

Anna Maria Fausto, Professore ordinario di Zoologia all’Università di Viterbo “ LaTuscia”, approfondisce il rapporto tra clima e diffusione degli insetti vettori di malattie.

Titolo della relazione “Cambiamenti climatici e insetti di interesse sanitario: implicazione sulla salute”

“I fattori climatici possono favorire la comparsa o la ricomparsa di malattie infettive quando si accompagnano a condizioni biologiche, ecologiche e sociali favorevoli. Tra queste, un posto di rilievo è occupato dalle malattie trasmesse da insetti vettori, quali zanzare, flebotomi, simulidi e glossine. L’aumento delle temperature può produrre diversi effetti sulla biologia dei vettori e, di conseguenza, sulle malattie da essi trasmesse: ampliare la distribuzione dei vettori già presenti; accelerarne lo sviluppo e accorciarne i cicli biologici; ridurre il tempo necessario perché un patogeno diventi trasmissibile nell’insetto; prolungare la stagione favorevole alla trasmissione; facilitare l’insediamento di vettori introdotti da altre aree; rendere possibile la circolazione locale di patogeni importati, se trovano vettori competenti.  

Anna Maria Fausto

In Europa il rischio legato alle malattie trasmesse dalle zanzare è in espansione. La zanzara tigre, Aedes albopictus, si è insediata in un numero crescente di aree, mentre le stagioni favorevoli alla trasmissione tendono ad allungarsi. Si osservano focolai locali di dengue e chikungunya in territori dove queste infezioni erano in passato soprattutto associate ai viaggi. Anche la circolazione del virus West Nile, trasmesso principalmente da zanzare del genere Culex, viene rilevata in nuove aree. L’andamento dei casi varia da un anno all’altro e da una malattia all’altra, ma l’espansione dei vettori e delle aree interessate richiede una maggiore capacità di prevenzione e risposta. Queste malattie destano crescente attenzione anche in Italia: i dati dell’Istituto Superiore di Sanità documentano la circolazione del virus West Nile e il verificarsi di focolai di trasmissione locale della dengue e della chikungunya. Pur con oscillazioni da una stagione all’altra, il quadro mostra quanto sia importante rafforzare la sorveglianza e la capacità di intervenire rapidamente.

Su scala mondiale, la malaria resta un esempio della stretta relazione tra ambiente e disuguaglianze. La malattia continua a causare un elevato numero di casi e decessi, soprattutto nell’Africa subsahariana, e i progressi nel ridurne l’impatto sono insufficienti. Alle condizioni favorevoli alla trasmissione si sommano, in molte comunità, difficoltà di accesso alle misure di prevenzione, alla diagnosi e alle cure.

La prospettiva One Health considera la salute umana, animale e ambientale come strettamente connesse, tenendo conto anche delle condizioni sociali ed economiche che le influenzano. La collaborazione fra sanità pubblica, servizi veterinari, ricerca, enti ambientali e amministrazioni locali deve tradursi in azioni concrete: condividere tempestivamente le informazioni, sorvegliare persone, animali e vettori, individuare i focolai e coordinare gli interventi sul territorio. La collaborazione deve coinvolgere anche le comunità locali, promuovendo comportamenti adeguati.”

                                           La sala stracolma del convegno

La tutela della salute richiede prevenzione e conoscenza del territorio; la risposta passa anche attraverso nuove tecnologie e nuovi modelli di sviluppo.

Paolo Motta, Membro del SDGWG-ICOMOS. Gruppo di lavoro obiettivi Agenda 2030, propone una riflessione che unisce energia, città e aree interne.

Titolo della relazione : “ Tecnologie, idrogeno e riequilibrio del territorio” 

Paolo Motta ha inserito la transizione energetica in una riflessione più ampia sul modello di sviluppo. Ridurre l’impatto dei combustibili fossili significa ripensare non solo la produzione di energia, ma anche l’organizzazione del lavoro, la mobilità e il rapporto tra città e aree interne. L’esperienza del lavoro da remoto durante la pandemia è stata richiamata come esempio di un cambiamento organizzativo capace di contenere alcuni spostamenti quotidiani.

Un riequilibrio tra grandi centri e piccoli Comuni potrebbe rafforzare il presidio del territorio, contrastare lo spopolamento e valorizzare attività locali. 

Paolo Motta

La gestione di boschi, corsi d’acqua e aree agricole non risolve da sola i rischi idrogeologici, ma può rappresentare una componente utile della prevenzione. Nelle città, allo stesso tempo, servono interventi per attenuare le isole di calore, aumentare le superfici verdi e migliorare l’efficienza degli edifici.

L’intervento ha collegato questi obiettivi alle opportunità offerte dalle tecnologie energetiche, compreso l’idrogeno, invitando a valutare le soluzioni sulla base dell’applicabilità nei territori e della capacità di migliorare la qualità ambientale e sociale.

L’innovazione tecnologica da sola non basta senza il coinvolgimento delle istituzioni e delle comunità.

L’intervento del Presidente di Ecoitaliasolidale Piergiorgio Benvenuti richiama l’attenzione sulla necessità di prepararsi agli eventi estremi e rafforzare le competenze per l’adattamento.

Titolo della relazione : “Prevenzione, adattamento e professioni ambientali”

L’intervento di Piergiorgio Benvenuti ha richiamato l’urgenza di passare dalla consapevolezza delle minacce climatiche alla prevenzione organizzata. Le ondate di calore, gli episodi meteorologici intensi e la fragilità idrogeologica di numerosi territori impongono un ruolo attivo delle amministrazioni locali, dei servizi pubblici e delle comunità.

Tra gli strumenti ricordati figurano le strategie e i piani di adattamento ai cambiamenti climatici, chiamati a tradurre le conoscenze in misure operative. Nel testo viene attribuita particolare importanza alla nuova figura dell’Assistente Climatico e Ambientale (ASCA), concepita come supporto ai Comuni nella conoscenza dei rischi, nelle attività di prevenzione e nell’orientamento delle persone più vulnerabili. La proposta è collegata a percorsi formativi interdisciplinari, anche con il contributo del mondo universitario. 

Piergiorgio Benvenuti

La prevenzione non sostituisce gli interventi di protezione civile nelle emergenze, ma può contribuire a limitarne conseguenze e costi. Alcune valutazioni generali contenute nel documento originale sull’irreversibilità del riscaldamento richiedono un approfondimento scientifico prima di essere assunte come affermazioni fattuali negli atti.

La prima parte della giornata si è così conclusa con una riflessione sul rapporto tra ricerca, prevenzione e responsabilità delle istituzioni nei confronti dei territori e delle comunità.

Sessione del pomeriggio

Con la ripresa dei lavori nel pomeriggio, il confronto si orienta verso le scelte quotidiane e i loro effetti ambientali.

Ezio Gagliardi, Direttore Laboratorio “Alimentazione Ambiente srl” di Microbiologia, Biologia Molecolare e Chimica, affronta il contributo dei sistemi alimentari alle emissioni e le possibilità di ridurne l’impatto.

Titolo della relazione : Sistemi alimentari, emissioni e sostenibilità 

Ezio Gagliardi ha illustrato il contributo del sistema alimentare al cambiamento climatico, richiamando uno studio pubblicato nel 2021 che stima attorno al 34% la quota delle emissioni globali di gas serra associata all’intera filiera del cibo. La valutazione comprende non solo agricoltura e allevamento, ma anche cambiamento d’uso dei suoli, trasformazione, distribuzione, conservazione e smaltimento.

Nella ripartizione riportata dal relatore, la produzione agricola e zootecnica rappresenta una quota rilevante delle emissioni alimentari, insieme alla trasformazione dei suoli, in particolare quando comporta deforestazione. 

Ezio Gagliardi

Una parte ulteriore è collegata alle attività industriali e logistiche successive alla produzione primaria. 

Il fenomeno assume forme diverse nelle varie aree del mondo, in funzione degli stili alimentari, dei sistemi produttivi e delle trasformazioni territoriali.

L’intervento ha mostrato perché le scelte di consumo e la riduzione delle perdite alimentari debbano essere considerate insieme ai miglioramenti produttivi. Parlare di transizione climatica significa dunque interrogarsi anche su ciò che mangiamo, su come viene prodotto e sulla quantità di risorse impiegate lungo tutta la filiera.

Dalle abitudini alimentari il programma torna al tema della prevenzione operativa.

Ennio La Malfa presenta la formazione degli Assistenti Climatici e Ambientali, pensata per sostenere l’azione locale.

Titolo della relazione : “Formare gli Assistenti Climatici e Ambientali”

Nel secondo intervento, Ennio La Malfa ha presentato il progetto formativo dedicato all’Assistente Climatico-Ambientale, una figura pensata per affiancare le amministrazioni nella prevenzione e nella gestione dei rischi. 

Ennio La Malfa

Un esempio è il cosiddetto «turismo climatico»: durante le ondate di calore, accordi tra Comuni potrebbero favorire il trasferimento temporaneo di persone fragili in luoghi collinari o montani meno caldi. Il progetto prevede tre livelli di preparazione: un percorso rivolto al volontariato per la sorveglianza e la prevenzione di rischi come gli incendi; una formazione specialistica interdisciplinare di livello universitario, che integri climatologia, geologia, ambiente e salute pubblica; e, come prospettiva più ampia, un corso di laurea triennale specificamente dedicato. L’idea di fondo è rafforzare competenze locali che consentano di prevenire, informare e intervenire prima che la crisi si traduca in emergenza.  

Dalla formazione alla prevenzione, il convegno ha aperto uno spazio alla testimonianza visiva e al racconto di viaggio.

Lo scrittore ed esploratore ambientale Danilo Micheli ha proposto una riflessione sul rapporto tra gli esseri umani, i territori e i mutamenti del mondo contemporaneo attraverso una selezione di fotografie di reportage.

Titolo della relazione : “Viaggi, reportage fotografici e rapporto tra uomo e ambiente”

Micheli è intervenuto proponendo ai partecipanti una testimonianza accompagnata dalla proiezione di numerose fotografie di reportage. L’uso delle immagini ha introdotto un registro diverso dalle relazioni tecnico-scientifiche, invitando a osservare l’ambiente anche attraverso le esperienze delle persone e delle comunità incontrate durante i viaggi. 

Danilo Micheli

Nato a Morlupo, in provincia di Roma, Micheli è impegnato nell’ambientalismo fin dagli anni Settanta ed è stato tra i fondatori del movimento ecologista «Kronos 1991». Il suo percorso di viaggiatore e autore è documentato, tra l’altro, nel libro autobiografico «Contro il vento, contro il tempo», dedicato al viaggio come esperienza di libertà, osservazione e conoscenza.

Un ulteriore riferimento per comprendere il suo approccio è il volume fotografico «Ciò che il cuore vede» (2025): l’editore lo presenta come un racconto per immagini delle persone e delle realtà umane incontrate nei suoi itinerari, con particolare attenzione a quelle meno visibili nelle rappresentazioni convenzionali del mondo. 

Nel contesto del convegno, la proiezione fotografica ha offerto uno spunto di riflessione sul legame tra tutela dell’ambiente, culture, stili di vita e trasformazioni del territorio. Rispetto ai dati e alle soluzioni tecnologiche illustrati dagli altri relatori, il contributo di Micheli ha valorizzato il ruolo dell’osservazione diretta e del racconto visivo nel suscitare attenzione e consapevolezza.

Dalla conoscenza dei luoghi attraverso il viaggio e la fotografia, la sessione è tornata agli strumenti tecnici per osservare e proteggere il territorio.

Giorgio Meroni ha illustrato l’impiego di satelliti, droni e cartografia digitale nella prevenzione dei rischi ambientali.

Titolo della relazione : “Satelliti e droni per la sicurezza del territorio”

Il secondo intervento di Giorgio Meroni si è concentrato sulle tecnologie digitali applicate al monitoraggio ambientale e alla protezione civile. Il relatore ha presentato l’esperienza di una piattaforma cartografica WebGIS sviluppata in collaborazione con la Provincia di Como per rendere accessibili e confrontabili dati relativi ai rischi territoriali.

Giorgio Meroni

Il relatore ha presentato l’esperienza di una piattaforma cartografica WebGIS sviluppata in collaborazione con la Provincia di Como per rendere accessibili e confrontabili dati relativi ai rischi territoriali.

L’efficacia di questi strumenti dipende dalla possibilità di integrare informazioni oggi spesso disperse tra enti diversi, rispettando al tempo stesso la tutela dei dati sensibili. Sistemi GPS e GNSS, rilievi laser scanner, droni e osservazioni satellitari consentono di controllare il territorio e ricostruirne l’evoluzione nel tempo. Il monitoraggio delle frane, per esempio, può beneficiare di punti di misura permanenti e di misurazioni ripetute, da interpretare con adeguate competenze geologiche. 

Il punto centrale non è accumulare tecnologia, ma trasformare i dati in conoscenze utili alle amministrazioni e ai responsabili della prevenzione. L’integrazione tra rilievi, cartografia e procedure operative può migliorare la capacità di individuare criticità e organizzare le risposte.

L’impiego delle tecnologie di osservazione apre la strada a un ulteriore approfondimento scientifico, questa volta nel campo dell’energia.

Luigi Campanella interviene sulle modalità di produzione dell’idrogeno e sulle prospettive dell’idrogeno verde.

Titolo della relazione : “Idrogeno verde: tecnologie e prospettive”

L’idrogeno è una espressione molto rappresentativa dei 2 volti della chimica. Da una parte la indisponibilità diretta in natura, la diffusività, la reattività, dall’altra la leggerezza, il peso molecolare leggero, la produzione di acqua come unica emissione del suo uso e la grande abbondanza nei composti naturali. Le metodologie green per produrre idrogeno purtroppo al momento sono ancora troppo onerose e quindi fuori dalla produzione in larga scala. (7/8 euro per 1 Kg di H2 contro i circa 2 euro per 1 Kg per gli attuali combustibili fossili), per cui necessitano ancora passaggi tecnologici innovativi per abbattere i costi di produzione. Il costo della produzione dell’idrogeno verde non sta diminuendo come molti speravano.

Luigi Campanella

Ma, secondo quanto dicono gli esperti, sembra venuto il momento buono per un abbattimento dei costi di produzione dell’idrogeno verde, almeno da avvicinarlo all’idrogeno grigio (3 euro/kg) e all’idrogeno blu (5 euro/kg). L’Unione Europea ha lanciato la sua prima asta per l’idrogeno verde con un prezzo massimo di 4,5 euro/kg. I progetti approvati riceveranno sovvenzioni per un decennio oltre ai proventi dalle vendite di idrogeno, e dovranno iniziare la produzione entro 5 anni. 

Ipotizzando, come esempio, di produrre idrogeno in Germania a partire da energia eolica, il costo finale sarebbe 6 euro/kg che con un sussidio di 4 euro, il max previsto, consentirebbe la vendita a 2 euro/kg.

Una ulteriore opportunità che porterebbe ad una forte riduzione dei costi di produzione deriva dall’impiego di una materia prima di cui il nostro Paese dispone in abbondanza. Mi riferisco all’acqua del mare. La presenza in essa di cloruri obbliga a scelte  di elettrodi di materiale non aggredibile dal cloro prodotto all’anodo. Ci sono molti studi che propongono elettrodi diversi fra cui nichel, ferro, alluminio.

La strada  verso un’economia dell’idrogeno non è mai stata in discesa, e questo proprio in ragione dei costi. Non solo però, in quanto ostacoli a tale economia vengono anche dalle incertezze normative e regolatorie, in particolare riferite agli standard di sicurezza e dalla sfida tutt’altro che banale di creare una domanda al di fuori dei settori di impiego tradizionali, come la raffinazione del petrolio o l’industria dei fertilizzanti. Eppure benché vi siano ancora numerosi ostacoli alla diffusione dell’idrogeno su larga scala, compresa la questione dell’efficienza, la tecnologia basata sull’idrogeno potrebbe presentare interessanti opportunità di investimento.  Oltre a ciò vanno affrontate e risolte le attuali carenze di infrastrutture, nonché studiate azioni normative per l’approvazione di regolamenti specifici. Come si vede il ricercatore focalizza l’attenzione sulle difficoltà che ancora esistono e che devono essere superate per conseguire traguardi significativi. Ciononostante in tutto il mondo si sono aperti orizzonti interessanti non solo nella ricerca, ma anche nella produzione dell’Idrogeno per la mobilità e anche per la produzione di energia, svincolata dalla rete energetica tradizionale. La prospettiva è che entro un trentennio  l’Idrogeno possa sostituire, anche in Italia, oltre il 70% dei combustibili fossili. Come si vede si parla di prospettiva, di traguardi auspicati, di successi ancora solo sporadici e non garantiti sul piano della riproducibilità, di difficoltà operative. Con questo ennesimo Convegno sull’idrogeno vogliamo cambiare l’approccio partendo dalla osservazione che importanti successi non sono visti solo come traguardi futuri, ma rappresentano significativi successi di oggi. Per l’idrogeno è limitativo parlare di prospettiva essendoci già traguardi conseguiti che devono indurre imprenditori coraggiosi a dire “se lui è riuscito perché non posso riuscire anche io ?”

Partiamo cioè da risultati già ottenuti per supportare innovazioni concrete da subito.  Oggi l’idrogeno è utilizzato in diversi settori e la sua produzione lo rende uno dei principali responsabili delle emissioni di anidride carbonica (CO2). La molecola dell’idrogeno è molto flessibile e può essere utilizzata come materia prima per molti processi. Ci sono casi in cui viene utilizzato direttamente, ad esempio nell’industria siderurgica, che è responsabile del 9% delle emissioni globali, rappresentando, quindi, un importante settore da decarbonizzare. Il nostro focus principale è rappresentato dall’idrogeno verde, ovvero quello prodotto dall’elettrolisi dell’acqua utilizzando come fonte di alimentazione l’energia rinnovabile. Fra le industrie “early mover” che lo utilizzano troviamo quelle rivolte ai consumer che, oltre a fattori economici, possono avere un ritorno anche a livello di brand o ESG, legato alla decarbonizzazione. Ciò include alcune aziende cartarie, ma anche produttori di alimenti e bevande. I grandi settori industriali stanno iniziando a muoversi man mano che i regimi di sovvenzione si consolidano, e questo porterà a una rapida crescita.

Con questo convegno vogliamo creare un’atmosfera di speranza, ma anche di fiducia, basata su risultati concreti già raggiunti, verso questa nuova fonte di energia

Le soluzioni tecnologiche necessitano di programmi pubblici e investimenti capaci di portarle alla scala richiesta.

Franco Torchia, Presidente di AISTA, Associazione Italiana per lo Sport, il Tursmo e l’Ambiente esamina il ruolo del PNRR nel finanziare interventi collegati alla mitigazione e all’adattamento.

Titolo della relazione : “Il PNRR come strumento della transizione climatica” 

Franco Torchia

Franco Torchia ha ricostruito il rapporto tra obiettivi climatici e politiche di investimento, distinguendo la mitigazione — cioè la riduzione delle emissioni — dall’adattamento agli effetti già in corso. Nel quadro europeo della transizione verso la neutralità climatica, il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC) definisce orientamenti e obiettivi, 

mentre il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) sostiene finanziariamente numerosi progetti concreti. 

La relazione ha passato in rassegna interventi su energie rinnovabili, smart grid, mobilità sostenibile, comunità energetiche, efficienza energetica, infrastrutture idriche, biodiversità e tutela del territorio.

La modernizzazione delle reti elettriche è decisiva per accogliere una maggiore quota di produzione rinnovabile, mentre gli investimenti contro le perdite idriche e il dissesto idrogeologico rispondono alla necessità di adattare infrastrutture e servizi.

Torchia ha inoltre affrontato lo stato di attuazione del Piano, facendo riferimento alla Settima Relazione al Parlamento, pubblicata nel gennaio 2026 e riferita alla fine del 2025. I numeri presentati consentono di distinguere i progetti conclusi o prossimi alla chiusura da quelli ancora in esecuzione. Il valore climatico del PNRR, ha evidenziato l’intervento, dipenderà non solo dall’assegnazione delle risorse, ma anche dalla realizzazione delle opere e dalla misurazione dei risultati.

Il tema degli investimenti conduce infine alla struttura del futuro sistema elettrico.

Rosario Gara, Esperto in Gestione dell’Energia (EGE), settori civile e industriale, approfondisce il rapporto fra generazione distribuita, grandi impianti rinnovabili, accumuli e reti, completando il percorso della giornata.

Titolo della relazione : “Dalla generazione distribuita agli impianti di grande scala”

L’ingegnere Rosario Gara ha analizzato la trasformazione del sistema elettrico verso una produzione rinnovabile articolata su più scale. Gli impianti distribuiti, installati su tetti, parcheggi e aree produttive vicine ai consumi, possono favorire l’autoconsumo e la partecipazione di cittadini e imprese. I grandi impianti, definiti «utility scale», permettono invece di produrre volumi consistenti, con economie di scala importanti per gli obiettivi nazionali di decarbonizzazione. I due modelli sono complementari, non alternativi.

Il limite da considerare non è soltanto la potenza installata, ma anche il momento e il luogo in cui l’elettricità viene generata e utilizzata. La variabilità del fotovoltaico e dell’eolico richiede reti adeguate, accumuli, gestione intelligente della domanda e coordinamento con i gestori. In tale quadro la riqualificazione energetica degli edifici riduce i consumi e facilita l’integrazione di fotovoltaico, pompe di calore e nuove esigenze elettriche.

Una parte della presentazione è stata dedicata alla mobilità elettrica e alla rete di ricarica, con riferimento al quadro normativo europeo e ai programmi di sostegno italiani. Gara ha illustrato la possibilità di integrare colonnine ad alta potenza, pensiline fotovoltaiche, accumulo e connessione alla rete. Un esempio numerico ha mostrato però perché un impianto fotovoltaico non possa garantire da solo, in ogni ora, la potenza nominale richiesta da una stazione di ricarica veloce.

La conclusione è una richiesta di pianificazione integrata: mappare i consumi, verificare le possibilità di connessione, collocare gli impianti dove risultano utili e misurare i risultati su base oraria. Produzione, rete e domanda devono essere progettate come parti di un unico sistema energetico territoriale.

Considerazioni conclusive

I contributi del convegno convergono su un messaggio: il cambiamento climatico è una questione trasversale e le risposte non possono essere affidate a un solo settore. Occorrono ricerca e divulgazione scientifica, tutela sanitaria, agricoltura più resiliente, strumenti digitali per la prevenzione, formazione professionale e investimenti energetici progettati in modo coerente con i territori. La partecipazione dei giovani e la collaborazione tra istituzioni, imprese e comunità locali sono condizioni importanti per passare dalle conoscenze alle scelte operative.